Tra le tante passioni che mi caratterizzano, come ormai sapete se seguite Super Nerd Verse, ci sono anche il cinema e la televisione.
In questi giorni si è tornati a parlare molto del programma pubblicato su YouTube da Fabrizio Corona, soprattutto dopo la puntata dedicata a Belén Rodriguez. Non voglio entrare nel merito della vicenda né trasformare questo articolo nell’ennesimo spazio in cui discuterne. Di commenti, opinioni e fazioni contrapposte ne abbiamo già visti abbastanza.
Tutto questo rumore, però, mi ha fatto tornare in mente un film che ho visto parecchio tempo fa e che adesso sento il bisogno di rivedere: Lo sciacallo – Nightcrawler.
Il collegamento, probabilmente, lo avrete già intuito.
Il film, scritto e diretto da Dan Gilroy, è un thriller psicologico del 2014 che esplora il lato più cinico e spietato del giornalismo d’assalto. Ma parlare soltanto di giornalismo sarebbe forse riduttivo, perché la domanda che pone riguarda anche noi e il modo in cui reagiamo davanti alle notizie.
Fino a che punto ci si può spingere pur di raggiungere il successo?
Chi è Lou Bloom?
Lou Bloom, interpretato da un grandissimo Jake Gyllenhaal, è un uomo senza un vero lavoro e apparentemente senza una direzione. Una notte scopre quasi per caso il mondo dei cosiddetti “nightcrawler”: operatori indipendenti che attraversano Los Angeles alla ricerca di incidenti, incendi, sparatorie e scene del crimine.
Il loro obiettivo è arrivare prima degli altri, riprendere le immagini più forti e venderle alle emittenti televisive.
Lou capisce immediatamente che quel materiale può valere parecchio denaro. Più le immagini sono violente, intime o sconvolgenti, maggiore sarà l’interesse delle televisioni. E soprattutto del pubblico.
Da quel momento comincia la sua scalata.
Non voglio raccontarvi troppo, perché una parte della forza del film sta proprio nell’osservare fin dove Lou sia disposto a spingersi. Posso però dirvi che, a un certo punto, essere il primo ad arrivare sulla scena non gli basta più.
Che cosa succede quando chi dovrebbe limitarsi a riprendere la realtà comincia invece a modificarla per ottenere uno scoop migliore?
Se nessuno guardasse, esisterebbe ancora lo scandalo?
Il film mi è tornato in mente proprio osservando ciò che è successo online dopo le ultime puntate del programma di Corona. Era già accaduto con quella dedicata ad Alfonso Signorini e si è ripetuto con Belén Rodriguez.
Ancora una volta, non voglio discutere se ciò che viene raccontato sia giusto, sbagliato, vero o falso. Il punto sul quale mi sono soffermato è un altro: tutto quello che segue la pubblicazione.
I commenti, le condivisioni, le reazioni, gli schieramenti e le discussioni infinite. Persone che dicono di essere disgustate, ma che intanto continuano a guardare. Persone che criticano quel tipo di contenuto e che, condividendolo per criticarlo, contribuiscono comunque a renderlo ancora più visibile.
Due più due fa quattro.
Personaggi e programmi che vivono di scandali continuano a esistere perché hanno un pubblico. Possiamo criticare chi sceglie di raccontare o mostrare determinate cose, ed è giusto farlo, ma non possiamo ignorare completamente la responsabilità di chi guarda.
Anche quando siamo indignati, stiamo comunque prestando attenzione. E oggi l’attenzione ha un valore enorme.
Un clic, una visualizzazione o un commento negativo possono sembrare insignificanti. Eppure, messi insieme, sono esattamente ciò che permette a certi contenuti di continuare a circolare.
È un pensiero che mi mette a disagio perché riguarda anche me. Non posso fingere di essere sempre estraneo a questo meccanismo. Anch’io mi sono fermato davanti a un titolo costruito per incuriosire. Anch’io, qualche volta, ho aperto un contenuto pur sapendo che probabilmente non mi avrebbe lasciato niente.
Forse è proprio questa la parte più scomoda.
È facile indicare lo sciacallo. È più difficile domandarsi perché non riusciamo a smettere di guardarlo.
Dove finisce l’informazione e comincia lo spettacolo?
In Nightcrawler le tragedie diventano immagini da vendere. Le persone coinvolte smettono quasi di essere persone e diventano materiale utile per conquistare qualche spettatore in più.
Naturalmente il film porta questo meccanismo alle sue conseguenze più estreme, ma la sua riflessione non mi sembra affatto lontana dal presente.
Pensiamo ai telegiornali, al racconto della cronaca nera, al gossip e persino ai contenuti che troviamo ogni giorno sui social. Quante volte un titolo è costruito per informarci e quante, invece, per farci reagire immediatamente?
Anche noi che produciamo contenuti veniamo continuamente invitati a trovare un “gancio”. Dobbiamo catturare l’attenzione nei primi secondi, creare curiosità e convincere qualcuno a non continuare a scorrere.
Ma allora mi chiedo: è davvero possibile raccontare una notizia in maniera equilibrata senza renderla più drammatica, personale o scandalosa? Una notizia raccontata in modo completamente piatto riuscirebbe ancora ad attirare la nostra attenzione?
Non ho una risposta definitiva.
Credo che si possa fare informazione senza danneggiare le persone e senza trasformare ogni vicenda in uno spettacolo. Allo stesso tempo, però, penso che il pubblico debba cominciare a riconoscere il proprio ruolo.
Ognuno è libero di scegliere il mestiere che vuole e il modo in cui svolgerlo. Ma quando per vivere del proprio lavoro si comincia a danneggiare il prossimo, a esporne le fragilità o a utilizzare le sue disgrazie come intrattenimento, la questione cambia.
Ed è proprio lì che comincio a provare fastidio.
Un film che oggi sembra ancora più attuale
Lo sciacallo – Nightcrawler mi era piaciuto molto e voglio rivederlo presto, anche per capire che effetto mi farà oggi.
Jake Gyllenhaal offre una delle interpretazioni più inquietanti della sua carriera. Il suo Lou Bloom è disturbante non soltanto per ciò che fa, ma perché sembra comprendere perfettamente il funzionamento del mondo che lo circonda.
Lou sa che le persone vogliono essere sconvolte. Sa che hanno paura, ma non riescono a distogliere lo sguardo. E utilizza questa consapevolezza a proprio vantaggio.
Il film ci porta quindi davanti a una domanda poco comoda:
se questo spettacolo dell’orrore continua a esistere, la responsabilità è soltanto di chi lo produce oppure anche di chi non riesce a staccare gli occhi dallo schermo?
Se non avete ancora visto Lo sciacallo – Nightcrawler, vi consiglio di recuperarlo. Oltre alla straordinaria interpretazione di Jake Gyllenhaal, potrebbe lasciarvi qualche domanda sul modo in cui consumiamo le notizie e gli scandali ogni giorno.
Al momento potete trovarlo su Prime Video.
Se invece lo avete già visto, vi è piaciuto? E soprattutto: secondo voi è possibile fare informazione senza alimentare scandali e morbosità?
Fatemelo sapere nei commenti.
A presto per il prossimo appuntamento.
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