Tell Me Lies: non tutto quello che accende il cuore lo nutre
Il cinema & tv nel Super Nerd Verse
«Dimmi delle bugie. Mentimi, manipolami, fammi del male, ti prego.»
No, non sono impazzito. Ma questa frase riassume perfettamente quello che si prova guardando Tell Me Lies. E il titolo della serie, in fondo, dice già tutto: di bugie, qui dentro, ce ne sono parecchie.
Prima di sposarmi e trovare la persona che considero l’amore della mia vita, voglio mantenere una promessa che vi ho fatto: questa sarà sempre una rubrica senza filtri. Per questo motivo confesso che anche io sono stato vittima, non una ma almeno tre volte, di relazioni tossiche.
Non entrerò nei dettagli, perché non avrebbe senso. Posso però dirvi come ci si sente. È come essere dipendenti da una persona. Più cercavo di allontanarla, più mi rendevo conto del male che ci stavamo facendo e, nonostante tutto, finivamo sempre per ritrovarci. Oggi, guardando indietro con lucidità, posso dire tranquillamente che sono stato un coglione. Ma quando sei dentro certe dinamiche non te ne accorgi davvero. Tutto sembra amplificato, ogni emozione diventa enorme e finisci per convincerti che quello sia amore. Finché qualcuno non spezza il meccanismo, quel circolo vizioso può andare avanti per anni.
Ed è proprio questo che Tell Me Lies racconta così bene.
La serie, tratta dall’omonimo romanzo di Carola Lovering, debutta nel 2022 su Hulu e in Italia arriva su Disney+. Nel giro di poco tempo diventa uno dei titoli più chiacchierati sui social.
La storia segue Lucy Albright (Grace Van Patten), una ragazza che arriva al college con il desiderio di lasciarsi il passato alle spalle. Lì conosce Stephen DeMarco (Jackson White): affascinante, intelligente, carismatico. Uno di quei ragazzi che sembrano avere sempre il controllo della situazione.
All’inizio potrebbe sembrare la classica storia d’amore universitaria. Poi, episodio dopo episodio, tutto cambia. La relazione tra Lucy e Stephen diventa sempre più malsana e finisce per trascinare nel caos anche tutte le persone che orbitano intorno a loro. Nel cast trovano spazio anche Catherine Missal, Sonia Mena, Spencer House e Branden Cook, oltre a un volto che molti riconosceranno subito: Tom Ellis, il Lucifer dell’omonima serie.
C’è anche una curiosità che rende tutto ancora più interessante: Grace Van Patten e Jackson White si sono fidanzati davvero durante le riprese. E, onestamente, quella chimica così intensa che si percepisce sullo schermo sembra spiegare molte cose.
Sia chiaro però: questa non è una storia d’amore.
È una storia sulla dipendenza affettiva. Sulla manipolazione. Su quella sottile linea che separa il desiderio di essere amati dalla paura di restare soli.
La forza della serie è proprio questa. Non ha bisogno di continui colpi di scena per tenerti incollato allo schermo. Ti coinvolge attraverso situazioni quotidiane: mezze frasi, silenzi, promesse mai mantenute, piccoli gesti che sembrano insignificanti ma che, messi insieme, costruiscono qualcosa di profondamente tossico.
La cosa più sorprendente? Alla fine non sono riuscito a tifare davvero per quasi nessuno.
Ogni personaggio sbaglia. Mente agli altri e, soprattutto, mente a se stesso. Prende decisioni frustranti, spesso incomprensibili. Eppure è proprio questa imperfezione a renderli credibili. Non ci sono eroi, né veri cattivi. Ci sono persone fragili che cercano conferme nel posto sbagliato.
Il titolo, a quel punto, assume un significato ancora più profondo.
Le bugie peggiori non sono quelle che riceviamo dagli altri. Sono quelle che raccontiamo a noi stessi. Quelle che ci fanno pensare che una persona cambierà, che questa volta sarà diverso, che tutta quella sofferenza abbia un senso.
Guardando gli episodi ho ripensato a quanto la manipolazione non sia quasi mai evidente. Non arriva urlando. Si insinua piano, quasi senza farsi notare. Una frase detta al momento giusto, un senso di colpa che cresce lentamente, un piccolo gesto d’affetto dopo giorni di distanza. È proprio questa normalità a renderla così pericolosa.
Anche la struttura narrativa funziona molto bene. I continui salti temporali tra gli anni del college e il presente mostrano come certe scelte, fatte quando si è molto giovani, possano continuare a lasciare segni anche parecchi anni dopo.
Alla fine della serie mi sono ritrovato a “salvare” un solo personaggio, e nemmeno senza riserve.
È raro che una serie riesca a farmi provare così tanta rabbia verso i suoi protagonisti senza spingermi ad abbandonarla. Anzi, episodio dopo episodio volevo capire fino a che punto sarebbero arrivati.
Tell Me Lies non parla soltanto di una relazione tossica. Parla di quanto sia facile smettere di ascoltare se stessi per inseguire qualcuno che continua a ferirci.
E quando arrivano i titoli di coda, il disagio che ti rimane addosso non riguarda più Lucy o Stephen.
Riguarda noi.
Perché, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo preferito credere a una bugia rassicurante invece di affrontare una verità che faceva molto più male.
e tu conosci questa serie ?
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A presto
Super Nerd Verse






