Può una madre arrivare a commettere certe azioni verso un proprio figlio? E una figlia può fare lo stesso verso la madre? - La brutta vicenda di Gipsy Rose Blanchard.
Il mondo del crime nel Super Nerd Verse
Parlare di cronaca soprattutto nera non è mai facile. Ma, alcuni come me, son spinti a farlo comunque. Senza voler mai mancare di rispetto a nessuno nè tanto meno voler turbare nessuno. Oggi vi racconto un noto famoso caso di cronaca americano.
Parte proprio da alcune domande: può una madre arrivare a commettere certe azioni verso un proprio figlio? E una figlia può fare lo stesso verso la madre? Ancora oggi, a distanza di anni da quando ho scoperto questa storia, non sono riuscito a trovare una risposta.
Vi avviso però: al termine dell’ascolto sono sicuro che penserete non sia possibile. Non crederete alle vostre orecchie e direte che questa storia è soltanto una leggenda metropolitana. Vi stupirete e andrete a documentarvi per scoprire, ahimè, che è così. Che è tutto maledettamente vero.
Gipsy potrebbe essere una di quelle bambine che, se accendiamo Real Time o canali simili, appaiono in quegli spot in cui ci si chiede di ragionare con altruismo e con il cuore, spingendoci a pensare a chi sta meno bene di noi, a chi è stato meno fortunato, a chi ha soprattutto bisogno di noi.
“Dona qualcosa a Gipsy”, potrebbe dire lo spot, perché Gipsy è molto, molto malata.
Nello spot, in lontananza, potremmo poi scorgere anche la madre che abbraccia sua figlia, proprio come nella foto di copertina che vi ho mostrato poco fa.
Gipsy ha una leucemia e una distrofia muscolare ed è malata fin da tenerissima età. È su una sedia a rotelle, ha subito moltissimi interventi ed è costretta a un uso continuativo di un sondino gastrostomico inserito nell’addome per nutrirsi.
Deve far uso anche di un respiratore artificiale, ha subito la rimozione delle ghiandole salivari, porta una bandana sulla testa rasata e ha visto i propri denti essere estratti uno ad uno. Gipsy non può oltretutto muoversi, non è autonoma e dipende in tutto e per tutto dalla madre Dee Dee.
E vi racconto tutto questo non per la voglia di narrarvi un’intera cartella clinica. Capirete più avanti il perché.
Dee Dee è anche divorziata dal padre di Gipsy. Lei e la bambina vivono in condizioni economiche tutt’altro che semplici e i costi per le cure in America sono un’altra grandine ad abbattersi sulla vita già tempestosa di queste due donne.
E non solo grandine. Nella loro vita arriva anche un vero e proprio uragano, nel vero senso della parola: l’uragano Katrina, a causa del quale madre e figlia perdono tutto e sono costrette a trasferirsi altrove, in Missouri.
Ed è proprio dopo quel momento che il mondo si sintonizza per la prima volta sulla loro storia. Dee Dee e Gipsy ricevono doni, viaggi a Disneyland, persino una bellissima casa nuova.
È così che la storia di Gypsy Rose e mamma Dee Dee non passa inosservata. Numerose fondazioni benefiche organizzano raccolte fondi per aiutare i Blanchard. Arrivano talk show, interviste e apparizioni televisive. Mamma e figlia diventano delle vere e proprie star locali, e non solo.
Tutto questo accade nel 2005, quando Gipsy ha appena 14 anni.
Questa apparente serenità, però, è destinata a svanire nel 2015.
Su Facebook, sul profilo condiviso tra madre e figlia, appare questo post con scritto:
“That bih is Dead.”
(“Quella strza è morta.”)
Questo post attira immediatamente l’attenzione di molte persone: conoscenti, vicini di casa e polizia.
Io, forse, avrei pensato a una burla, a uno scherzo di cattivo gusto.
La polizia, invece, decide comunque di recarsi a casa loro immaginando un falso allarme. Quello che trova è ben diverso.
All’interno dell’abitazione viene rinvenuto il corpo senza vita di Dee Dee.
La madre è stata vittima di un omicidio brutale.
Ci vogliono solo una manciata di giorni di indagini per arrivare al colpevole.
Anzi, alla colpevole.
Gypsy Blanchard.
Autrice anche del post pubblicato su Facebook e dedicato a sua madre.
Ad aiutare Gypsy c’è il suo allora fidanzato, Nicholas Godejohn, con cui aveva iniziato una relazione dopo essersi conosciuti qualche anno prima del brutale assassinio su un sito web di incontri per cristiani.
E meno male, verrebbe quasi da dire.
Ma perché Gypsy avrebbe dovuto insultare e uccidere sua madre?
I pezzettini del puzzle sono sparsi sul tavolo: un sondino inutile, una sedia a rotelle inutile, biopsie muscolari inutili, operazioni agli occhi inutili, estrazioni dentali inutili.
Tutto quello che Gypsy ha subito per anni e anni era, ed è stato, completamente inutile.
Perché Gypsy non ha mai avuto quei problemi di salute.
E lei stessa ne era ignara fino a poco tempo prima del matricidio.
A questo punto il puzzle è completo.
Per Dee Dee, invece, tutte quelle bugie erano utilissime.
Le permettevano di ottenere denaro, viaggi, case e perfino il riconoscimento della comunità.
Agli occhi del mondo, Dee Dee era una madre devota, premurosa, quasi angelica. Una donna che dedicava anima e corpo all’assistenza della figlia gravemente malata. Un esempio di amore e di coraggio.
In realtà era tutto e solo un incubo.
Tutto il contrario di tutto.
Non giustificherò mai la morte per mano di un altro essere umano, ma devo ammettere che, al primo ascolto di questa storia, continuavo a ripetermi:
“Povera bambina.”
Come può una madre fare tutto questo a una figlia?
Come può negarle un’infanzia fatta di sorrisi, calore e protezione?
Come può infliggerle dolori atroci e ingiustificati, paure continue, il terrore di non guarire mai e di avere davanti a sé ancora poco tempo da vivere?
Gypsy fu arrestata e condannata a dieci anni di carcere.
Dopo aver scontato circa l’85% della pena, ha ottenuto la libertà anticipata nel dicembre del 2023.
Un anno dopo ha dato alla luce sua figlia, Aurora.
Grazie di avermi letto,
Super Nerd Verse









