"Monster"di Naoki Urasawa non parla dei mostri intorno a noi, parla di noi.
Il fumetto nel Super Nerd Verse
Ci sono storie che ti tengono incollato alle pagine perché vuoi sapere come andrà a finire. E poi ci sono storie che, una volta finite, continuano a farti riflettere sulla natura umana. Ti spingono a capire gli altri, salvo poi ricordarti che, forse, non riusciremo mai a comprendere davvero né chi ci sta accanto né noi stessi. Per me, Monster di Naoki Urasawa appartiene decisamente alla seconda categoria.
La domanda con cui voglio iniziare è la stessa che mi sono posto leggendo questo manga: hai mai “salvato” un cattivo dalla sua sorte? Sembra una provocazione, ma è proprio da qui che prende il via uno dei thriller psicologici più profondi che abbia mai letto.
Il protagonista è Kenzo Tenma, un brillante neurochirurgo che lavora in Germania. È stimato, ha una carriera davanti a sé e potrebbe limitarsi a seguire gli ordini dell’ospedale. Un giorno, però, decide di fare ciò che ritiene giusto: invece di operare una persona importante, salva la vita a un bambino. Una scelta guidata dalla coscienza che, apparentemente, dovrebbe renderlo un eroe. E invece sarà proprio quella decisione a distruggere tutto ciò che aveva costruito.
È in quel momento che ho capito che Monster non voleva raccontarmi semplicemente la caccia a un serial killer. Voleva raccontarmi il peso delle nostre scelte. E questa, secondo me, è la sua vera forza.
Man mano che la storia procede, infatti, il mistero passa quasi in secondo piano. Ciò che conta davvero sono le conseguenze. Ogni decisione genera un effetto a catena, ogni personaggio è costretto a convivere con il proprio passato e il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato diventa sempre più difficile da tracciare.
Forse è proprio questo il motivo per cui il manga continua a essere così attuale. Non parla soltanto del male. Parla della responsabilità che abbiamo nei confronti delle nostre azioni, dell’empatia e di quanto sia facile giudicare gli altri senza conoscerne davvero la storia. E, soprattutto, parla della fragilità dell’essere umano.
Poi c’è Johan Liebert. E qui, secondo me, Urasawa compie qualcosa di straordinario. Johan non fa paura per quello che fa. Fa paura perché potrebbe essere chiunque. Non ha l'aspetto del mostro che ci aspettiamo. Sorride, parla con calma, è educato. Ed è proprio questa apparente normalità a renderlo così inquietante.. Ed è questo che lo rende memorabile.
Quando penso a Monster, però, non penso solo alla tensione narrativa o ai suoi incredibili colpi di scena. Penso soprattutto alle domande che mi ha lasciato. Il male nasce dentro una persona o viene costruito da ciò che vive? Una sola scelta può davvero cambiare il destino di decine di persone? È possibile salvare qualcuno che non vuole essere salvato? E, soprattutto, chi è davvero il mostro?
Sono interrogativi ai quali il manga non dà una risposta definitiva. Li affida al lettore, lasciandogli il compito di riflettere e di trovare la propria. Ed è forse questo il suo pregio più grande: non pretende di insegnarti qualcosa, ma ti costringe a metterti in discussione.
Da un punto di vista narrativo credo sia uno dei thriller meglio scritti che abbia mai letto. La tensione rimane costante dall’inizio alla fine, i personaggi hanno una profondità rara e ogni rivelazione arriva nel momento giusto, senza mai dare la sensazione di essere costruita soltanto per stupire.
Quello che mi sorprende ancora oggi è che un’opera di questo livello sia rimasta, almeno in parte, nell’ombra. Non esiste ancora una serie live action che le renda giustizia, l’anime del 2004 non ha mai ricevuto una vera rimasterizzazione e, incredibilmente, manca ancora un doppiaggio ufficiale in italiano. Per un’opera di questo calibro mi sembra davvero un’occasione mancata.
Alla fine, però, ciò che mi porto dentro non è una scena particolare. È una riflessione. Il mostro più pericoloso non è quello che riconosci subito. È quello che riesce a nascondersi dietro un volto normale. Ed è forse proprio per questo che, a distanza di anni, Monster continua a essere uno dei manga che porto più facilmente in una conversazione. Perché non racconta semplicemente la storia di un assassino. Ti costringe a guardare dentro le persone. E, inevitabilmente, anche dentro te stesso.
Perché non racconta semplicemente la storia di un assassino. Racconta quanto sia sottile il confine tra bene e male. E quanto, a volte, basti una sola scelta per cambiare il destino di una vita. O di molte altre.
E voi?
E voi? Avete mai letto Monster?
Se non l’avete ancora fatto, è disponibile in una splendida edizione Deluxe pubblicata da Planet Manga.
Vi ha conquistato soprattutto come thriller oppure sono state le domande che vi ha lasciato a renderlo indimenticabile?
Parliamone nei commenti.
Alla prossima,
Super Nerd Verse






