"Man in the mirror" è solo uno dei tanti capolavori di Michael Jackson
La musica nel Super Nerd Verse
Oggi, non potevo che non parlare di un brano che amo, cantato divinamente, e lasciato al mondo, dal nostro Re del Pop Michael Jackson.
La verità, forse, è che dovrei fare un contenuto completo sui brani, e sono tanti, che non faccio che ascoltare dall’uscita del suo biopic. Ma oggi mi limiterò a parlare di uno dei suoi brani che mi hanno accompagnato e rappresentato in questa settimana.
Man in the mirror.
Man in the mirror non parla semplicemente di cambiare il mondo.
Parla di qualcosa di molto più difficile: cambiare noi stessi.
La canzone è stata pubblicata nel 1988 ed è contenuta nell’album Bad, il testo ci ricorda che ogni grande cambiamento parte da una scelta personale, da un gesto, da una presa di coscienza.
Ancora oggi, a distanza di quasi quarant’anni, il suo messaggio è attualissimo, semplice ma potentissimo:
Se vuoi rendere il mondo un posto migliore, devi iniziare da te stesso.
La canzone coinvolge temi di povertà, indifferenza e responsabilità personale, ma evita di puntare il dito contro gli altri. Spesso è più facile chiedere agli altri di cambiare che guardarsi allo specchio e iniziare da sé.
Michael non canta “sono gli altri che devono cambiare”.
Canta:
“Sto iniziando dall’uomo nello specchio.”
Per questo il brano è considerato uno dei manifesti più importanti della sua carriera artistica e umanitaria. Lui stesso ne parla anche nel suo libro biografico Moonwalk.
Molti pensano che sia stata scritta da Michael Jackson, ma in realtà il testo nacque da un’idea di Siedah Garrett e Glen Ballard.
La leggenda racconta che Garrett aveva annotato nel suo quaderno alcune riflessioni su una persona che si guarda allo specchio e decide di cambiare sé stessa prima di pretendere di cambiare il mondo.
Quando Quincy Jones fece ascoltare il demo a Michael, lui se ne innamorò immediatamente e volle registrarla per l’album Bad.
All’inizio il brano è quasi intimo.
Poi cresce lentamente.
Entrano pianoforte, cori gospel, batteria e orchestra fino a trasformarsi in una vera esplosione emotiva.
Uno degli elementi più celebri è il coro gospel guidato da Andraé Crouch, che dona alla canzone un’atmosfera quasi spirituale.
Molti fan considerano la sua esibizione ai Grammy del 1988 una delle migliori della sua carriera.
Vestito di bianco e circondato da un coro gospel, Michael trasformò il brano in qualcosa di molto più grande di una semplice canzone pop.
E prima di lasciarvi e correre ad ascoltarlo ripetutamente oggi, vi narro alcune curiosità.
Il videoclip di “Man in the Mirror” mostra immagini legate alla fame nel mondo, alle guerre, al razzismo e all’unità tra i popoli. Michael Jackson non appare mai nel video: desiderava infatti che fosse percepito come un vero e proprio messaggio sociale, concentrando tutta l’attenzione sui temi trattati dalla canzone.
Poco dopo l’uscita di “Man in the Mirror”, Michael iniziò a indossare una fascia da braccio su molti dei suoi abiti. Spiegò che avrebbe continuato a portarla finché nel mondo ci fossero stati bambini in difficoltà e persone bisognose di aiuto.
Sebbene venga generalmente classificata come una canzone pop, “Man in the Mirror” contiene fortissime influenze gospel, soprattutto nella parte finale grazie all’intenso utilizzo del coro.
Per i concerti londinesi dell’O2 Arena del tour “This Is It”, Michael aveva scelto “Man in the Mirror” come brano conclusivo della scaletta. Come sappiamo, quegli spettacoli non ebbero mai luogo. Per rendere omaggio a quella scelta, la canzone venne utilizzata come momento finale del film “Michael Jackson’s This Is It”. Inoltre
“Man in the Mirror” è stata per anni una delle canzoni più utilizzate da Michael Jackson per chiudere i suoi concerti e i bis finali.
Non so quanti amanti delle serie TV e di Michael Jackson lo sappiano, ma la celebre serie Glee ha dedicato un intero episodio alla sua musica, intitolato “Michael”. Nel corso della serie il cast ha reinterpretato diversi suoi successi e, tra le numerose canzoni eseguite, compare anche “Man in the Mirror”, contribuendo a portare il messaggio del brano a una nuova generazione di spettatori.
Vi saluto e vi ringrazio per avermi letto,
Super Nerd Verse


