Le bugie hanno le gambe corte… Jean-Claude Romand!
Il caso crime che non credevo di leggere mai..
Oggi, per inaugurare una delle mie passioni da sempre, il true crime ho deciso di raccontarvi la storia di uno dei casi di cronaca più efferati, assurdi, ingiusti, dai risvolti veramente troppo drammatici, capitati negli ultimi anni. Mi direte quali casi di cronaca nera sono mai non drammatici e direi che avete anche ragione.
Ma credetemi, sarà per il modo e per il chi rappresentassero per l’assassino le vittime, ma questa storia mi ha turbato molto e a lungo, ancora adesso direi.. e si avete letto bene, ho scritto vittime perchè ahimè parliamo più di una persona.
Oggi vi parlerò per l’esattezza di :
Jean Claude Romand.
Ci troviamo in territorio francese, gli omicidi sono avvenuti presso Prévessin-Moëns ma Jean Claude Romand è nato nella Borgogna-Franca Contea (Lons-le-Saunier). In questa città, nel 1954 i genitori stavano festeggiando la nascita di Jean Claude, la città aveva aggiunto tra di loro un nuovo arrivato, e nessuno poteva immaginare mai che in un luogo abitato da una famiglia felice, nelle scuole, tra i compagni di banco, i primi giri in bicicletta, le prime messe di Natale, le passeggiate tra le stradine della città, i buongiorno e i buona sera tra vicini, gli acquisti dei dolciumi e delle riviste in edicola, stesse crescendo un killer spietato. Lo stesso Jean Claude non credo immaginasse che scelte errate, parole non dette, bugie preferite alla verità, avrebbero a poco a poco mappato la strada dell’irreparabile, dell’irreversibile, della spietatezza. Spesso, quando ascolto casi di cronaca nera, mi chiedo se i killer siano davvero consapevoli di quello che prima o poi compiranno, o se loro stessi se ne rendano conto solo nel momento in cui una vita di fronte a loro smette di esistere. So di essere umani la cui mente è sommersa di pensieri di morte e desideri di uccidere, ma il più delle volte ho come l’impressione che si stupiscano loro stessi di quello che hanno compiuto. Tornando a Jean Claude, siamo al termine dei suoi studi alla facoltà di Medicina dell’università di Lione quando prendono il via una serie di conseguenze a catena, immaginatele questa serie di conseguenze proprio come l’inizio di una partita di Jenga della vita, i blocchi di legno vengono sfilati via via, ogni dita viene mossa sperando-cercando-supplicando che non crolli tutto in aria e che se ne esca vittoriosi.
Jean Claude deve dare l’esame finale del secondo anno che lo avrebbe condotto all’anno successivo e al suo desiderio di diventare medico, eppure qualcosa non funziona e Jean non riesce nell’obiettivo. Si ritrova così di fronte a sensazione di imbarazzo, conosce la vergogna, vive il senso di sconfitta, emozioni da giustificare, raccontare ad amici, famiglia e alla società intera.
Di fronte a questa ipotesi decide di non accettare nulla di tutto ciò. Non può, non vuole accettare la perdita di questa partita. E cosi sceglie una bugia, verso i genitori in primis, poi gli amici e poi piano piano l’intero mondo che lo circonda. Non solo mente ma diventa per tutti un medico, e nemmeno un medico, ironizziamo un attimo, di base o medico di guardia (non che voglia mancare di rispetto) ma un medico ricercatore per l’OMS, così tutti coloro che lo circondano ne sono completamente fieri, quasi si sentono importanti nel dire che hanno un amico, un figlio, un parente coinvolto nell’OMS.
Trova perfino una moglie, a detta di alcuni podcast che ho ascoltato, documentari visti, e vari articoli letti, una donna che quasi lo sposa proprio per questa sua carica così importante. E con lei finisce a vivere quindi nella cittadina Prévessin-Moëns, vicino a Ginevra. Direte, come ho dedotto io: ma quanto ci impiegherà mai questa torre di Jenga, questa assurdità, questa farsa a crollare e a sbriciolarsi in mille pezzettini ? Pensate ci vorrà un pluri-omicidio di 5 vittime prima che succeda.
Perchè Jean Claude non mente per qualche settimane, per qualche mese , ma per anni, 18 anni per l’esattezza.
E cosa ha combinato questi 18 anni? Come campava e come ha potuto metter su famiglia, vivere di lusso, sfarzosità, di eccessi e di prestigio?
Partiamo dalle basi, dalla routine, dal tran tran quotidiano, come trascorreva le sue giornate ?
Tutto molto semplice e lineare, Jean Claude usciva di casa al mattino, immaginiamocelo intorno alle 08:30, 09:00 come me mentre mi dirigo in ufficio, e rientrava alle 18, 19.
E dove stava in tutto questo tempo? Uscito di casa, Jean passava il tempo chiuso in macchina nei parcheggi, camminando nei boschi del Giura, o gironzolando a Ginevra tra biblioteche, musei, bar e cinema. Lì leggeva manuali di medicina per mantenere credibile la sua falsa identità. 18 anni così, immaginate 220 giorni all’anno, per un totale di 3.960 giorni cosi. Questo forse è uno degli aspetti che, rispetto agli altri avvenimenti di cronaca nera, tra quelli noti e di cui io stesso mi sono documentato, rende la vicenda di una assurdità quasi ineguagliabile, nessuno hai mai notato nulla di strano ? Lui stesso non si è mai stufato di una routine del genere ? Ma come si può e come si fa a mentire e a vivere cosi per tutto questo tempo?
E come poteva poi sfamare prima se stesso, poi la moglie, poi i figli sopraggiunti e comprare macchine super costose, vivere in un appartamento di lusso, insomma vivere di benessere e bisogni primari mai carenti?
Tutto è stato possibile fin da subito con fondi illimitati che i genitori gli affidavano.
Poi la moglie stessa, i suoceri, e anche gli amici. Jean Claude diede il via infatti, unitamente alla sua carriera fantasma, anche agli investimenti fantasma.
Si fece infatti consegnare ingenti somme di denaro da parenti, amici e conoscenti (inclusa una sua amante) millantando la possibilità di investire i loro risparmi in fondi svizzeri molto redditizi, che in realtà non sono mai esistiti. Questi schemi fraudolenti gli permisero quindi di mantenere la sua finta reputazione, questo però fino a quando i creditori e i familiari non iniziarono a chiedere indietro i soldi.
Tutto però precipitò violentemente e inevitabilmente proprio a causa dell’arrivo di una nuova persona nella sua vita. Bugia in più, bugia in meno, che non te la fai anche una amante?
Il suo errore fu quello però di convincere questa sua amante, Corinne, ad affidargli ingenti somme di denaro con la scusa di investimenti vantaggiosi.
Quando la donna gli chiese indietro i fondi, Jean si ritrovò messo alla strette non potendo disporre della somma ed essendo privo di entrate reali, non era quindi in grado di restituire il denaro. Questa situazione irreparabile mostrò a Jean Claude le conseguenza di una possibile svolta della sua ”esistenza inesistente” , si materializza così in lui la sua paura più grande : quella di perdere l'affetto e la stima della sua cerchia, e il vedere svelata la sua vera identità di mitomane.
Tutto questo lo porta alla follia.
Così il 9 gennaio 1993, Romand mette in atto il suo piano di distruzione totale per evitare l'umiliazione di essere scoperto.
Questa diventa la parte più ingiusta e difficile da raccontare per la modalità e le vittime di questa bruttissima vicenda. Procederò sempre in virtù della narrazione e di quanto ahimè il mondo intero venne a conoscenza nei giorni successivi.
Intorno alle 04 del mattino, mentre Florence, la moglie, dormiva, l'uomo la colpì ripetutamente alla testa con un mattarello, uccidendola.
Al mattino svegliò i figli, Caroline (7 anni) e Antoine (5 anni), dicendo loro che la madre stava dormendo. Poi li uccise sparando un colpo di fucile calibro 22 alla schiena di entrambi.
Trascorse parte della giornata nella casa di Prévessin-Moëns insieme ai cadaveri, consumando i pasti come se nulla fosse.
Si recò a casa dei suoi genitori. Dopo cena, li uccise entrambi colpendoli con lo stesso fucile.
Tornò a casa e partì per Parigi per incontrare l'amante, Corinne. La portò in un bosco e tentò di strangolarla, ma lei riuscì a dimenarsi e a difendersi fermamente e lui la lasciò andare.Tornato nella sua abitazione, sparse della benzina per dare fuoco all'immobile, ingerì sonniferi e si sdraiò accanto al corpo della moglie. L'incendio fu tuttavia domato e i soccorritori lo trovarono ancora in vita. Jean Claude quindi è sopravvissuto mentre le sue bugie e soprattutto i suoi familiari, e quei suoi stessi angioletti ahimè, persero la vita.
Ai tempi la sua vicenda giudiziaria si concluse con la condanna all’ergastolo.
Dopo 26 anni, nel 2019, però Romand è tornato in libertà e vive in un’abbazia benedettina, ad oggi a quanto pare pentito e cambiato dagli avvenimenti dei tempi, ha sposato una vita spirituale, avvicinando la sua anima alla fede e diffondendo amore, altruismo e aiuto. Faccio fatica però a credere a questo suo cambiamento, mi domando se tutto ciò non sia ancora sintomo della sua mitomania o se sia davvero cambiato. Ahimè, il resto però non potrà cambiare MAI.
Un’ultima nota a corredo: la vicenda di Jean Claude mi ha permesso di venire a conoscenza, nel periodo in cui lessi di questo caso di cronaca, di un romanzo che ho amato con tutto me stesso e che ho divorato in un paio di giorni, oltretutto il suo autore è diventato uno dei miei preferiti.
Si tratta del romanzo “L’avversario” di Emmanuel Carrère parlerò anche di questa opera.
Grazie di avermi letto, al prossimo contenuto di cronaca.
Super Nerd Verse




