La Cascata delle Marmore ci sussurra quanto è magico il potere della natura
I viaggi di Super Nerd Verse
Sono quasi agitato nel raccontare e parlare di un territorio italiano. Eppure, dopo la mia visita di poche settimane fa, non posso davvero esimermi dal farlo.
In generale, non è soltanto questo luogo ad avermi colpito: ho avuto la fortuna di visitare anche altre località dell’Umbria e ho scoperto una regione meravigliosa. Di quelle altre mete vi parlerò nei prossimi articoli.
Oggi, però, voglio portarvi in uno dei posti che più mi ha sorpreso.
Come dicevo, ci troviamo nel cuore dell’Umbria, a pochissimi chilometri da Terni, all’interno del Parco Regionale del Nera, dove si trova una delle meraviglie naturali più celebri d’Italia: la Cascata delle Marmore.
È anche una delle cascate a flusso controllato più alte d’Europa e, credetemi, dal vivo è molto più impressionante di quanto qualsiasi fotografia possa raccontare.
Devo confessarvelo.
L’idea di camminare per ore, tra salite, discese e sentieri, per uno pigro come me era quasi un deterrente. Per fortuna ci siamo svegliati in una splendida domenica di sole, e questo mi ha dato quel pizzico di coraggio necessario per partire. Non mi aspettavo, però, di scoprire un luogo così mistico, immenso e difficile da spiegare. Dentro di me continuavo a pensare: “Ma cosa ci sarà mai di così speciale nell’osservare una cascata?”
Poi siamo arrivati lì. Al parcheggio, ho fotografato anche uno dei totem presenti lungo il percorso, che suggeriscono gli itinerari migliori per godersi questa meraviglia.
Armati di tanta curiosità, abbiamo quindi deciso di iniziare dal Belvedere Inferiore, percorrendo il sentiero n. 4.
Con un po’ di fatica e qualche goccia di sudore — ma nulla di impossibile — è arrivato il primo vero regalo per i nostri occhi.
Arrivato lì avrei potuto restare fermo anche per ore.
Ad ascoltare il rumore dell’acqua che si infrange sulle rocce, sulla vegetazione, sulla terra. A guardarla senza fare altro.
Dopo una vista del genere, niente ti ferma più.
Anzi.
Ti viene voglia di proseguire, di addentrarti ancora di più nel parco e continuare a scoprire cosa ti aspetta dietro ogni curva .Abbiamo quindi percorso anche i sentieri n. 2 e n. 3.
La splendida giornata di sole aveva ovviamente attirato tantissime persone. Ed era assolutamente normale. Si procedeva lentamente, seguendo il flusso dei visitatori.Ma, ripensandoci, forse è stato persino meglio così.Camminando piano si ha il tempo di ascoltare i rumori della natura, respirarne i profumi e sentirsi davvero parte di quel luogo.Avevamo deciso di non indossare i poncho antipioggia.
Risultato?
Ci siamo completamente bagnati. Ma è stata comunque una sensazione bellissima. Anzi, credo abbia reso l’esperienza ancora più autentica.
Durante il percorso abbiamo incontrato anche alcune persone impegnate nel rafting. Io non vi nascondo che amo profondamente la natura... tanto quanto la temo.E mi rendo conto che, proprio per questa paura, a volte rischio di perdermi una parte della sua bellezza. Ormai chi mi segue, e chi mi conosce, lo sa.
Comunque ogni volta che qualcosa mi emoziona, finisco inevitabilmente per aggiungere una piccola riflessione personale. Davanti a scenari come questo mi domando sempre quale immenso disegno ci sia dietro tutto ciò.
Mi sorprende vedere fenomeni naturali di questa portata e rendermi conto di quanto siano meravigliosi. Ogni volta che smetto di pensare che tutto sia un miracolo, arriva un luogo o una persona a ricordarmi che, forse, tutto è davvero un miracolo.
Lo è già il semplice fatto che possiamo emozionarci. Che possiamo esistere. E questo, inevitabilmente, mi fa sentire piccolo. Molto piccolo.
E allo stesso tempo mi rende quasi dispiaciuto al pensiero che, un giorno, tutto questo finirà con la nostra vita terrena.
Più scopro il bello, più ringrazio l’universo. Più ringrazio il semplice fatto di esistere, e più mi sento profondamente attaccato alla vita.
Ad accoglierci, quasi a voler sottolineare quel momento, c’erano anche tantissimi piccoli arcobaleni.
Lo so.
Scientificamente sappiamo benissimo che sono soltanto un fenomeno ottico. Eppure è impossibile non lasciarsi trasportare dall’immaginazione. Per un attimo viene quasi voglia di credere che ci sia qualcosa di magico. Qualcosa di onirico. In quegli attimi lì avrei voluto essere perfino un fisico dell’ottica. O magari un ricercatore di arcobaleni.
Tornando con i piedi per terra...
Se vi state chiedendo dove mangiare, state tranquilli. L’area è piena di chioschi, baracchini, food truck e piccoli punti ristoro dove potrete concedervi ottimi panini con porchetta, salamella, patatine fritte e tante altre specialità. Mi sono decisamente dilungato. Ma era difficile raccontare un posto così senza lasciarmi trasportare.
Vi lascio ancora qualche fotografia e qualche video. Per creare il collage mi sono aiutato con l’intelligenza artificiale, ma tutti gli scatti sono rigorosamente miei.
Spero riescano almeno in parte a trasmettere quanto questo luogo sia immenso.
Anche se, ve lo assicuro, nessuna fotografia riuscirà mai a restituire davvero ciò che si prova trovandosi lì.
Dati e curiosità principali
La Cascata delle Marmore raggiunge un’altezza complessiva di 165 metri, suddivisi in tre spettacolari salti. Il primo è il più imponente, con circa 83 metri di dislivello.
La cosa che più mi ha stupito è che, nonostante l’aspetto completamente selvaggio, si tratta in realtà di un’opera d’ingegneria idraulica realizzata dai Romani nel 271 a.C. per volontà del console Manio Curio Dentato. L’obiettivo era bonificare la piana di Rieti, deviando le acque del fiume Velino verso il sottostante fiume Nera.
Anche il nome ha una storia affascinante: deriva dai depositi di carbonato di calcio che ricoprono le rocce e che, illuminati dal sole, ricordano il marmo bianco.
Oggi, inoltre, le acque della cascata vengono utilizzate per la produzione di energia idroelettrica. Per questo motivo il flusso non è continuo, ma viene aperto a orari prestabiliti, trasformando ogni rilascio dell’acqua in un vero spettacolo.
Cosa Sapere per la Visita
Il parco è suddiviso principalmente in due aree.
Il Belvedere Inferiore permette di osservare la cascata dal basso e di ammirare tutta la sua imponenza, oltre alla gigantesca nuvola d’acqua che si crea ai piedi del salto.
Il Belvedere Superiore, invece, offre una vista completamente diversa: da qui si osserva il punto in cui il Velino si getta nel vuoto e si può godere di uno splendido panorama sulla Valnerina.
All’interno del parco sono presenti sei sentieri escursionistici di diversa difficoltà. Alcuni conducono a punti panoramici davvero suggestivi, come il Tunnel degli Innamorati o la Specola, una loggia fatta costruire da Papa Pio VI nel 1781.
Per gli amanti degli sport all’aria aperta, il fiume Nera è anche un punto di riferimento per rafting, soft rafting, canyoning e hydrospeed.
Un consiglio pratico: prima della visita controllate sempre gli orari di apertura delle acque sul sito ufficiale, perché cambiano durante l’anno. E, fidatevi, scarpe con una buona suola antiscivolo e un impermeabile leggero possono davvero fare la differenza.
Vi ringrazio, come sempre, per avermi dedicato un po’ del vostro tempo.
Ci vediamo nel prossimo appuntamento con I Viaggi di Super Nerd Verse.








