“It takes a fool to remain sane” - The Ark, ci vuole davvero un pazzo per restare sani?
La musica nel Super Nerd Verse
Anno 2001.
Sono all’ultimo anno delle superiori. Mancano ancora un paio di mesi all’esame di maturità e poi arriverà l’estate. Quella strana estate sospesa tra ciò che sei stato e ciò che stai per diventare. Dopo ci sarà l’università, una nuova vita, nuove persone, nuove paure..
È un periodo di transizione. Da una parte hai la spensieratezza delle vacanze che stanno arrivando, dall’altra senti addosso tutta l’elettricità del futuro. Ti emoziona, ma allo stesso tempo ti spaventa.
Arrivo anche da una storia d’amore travagliata. La prima vera. Quella in cui scopri cosa significhino il rifiuto, l’abbandono, il mandarsi al diavolo milioni di volte per poi ritrovarsi sempre. Come se non si riuscisse davvero a fare a meno dell’altro.
Nel frattempo c’è anche una persona malintenzionata che osserva la mia vita e quella delle persone a cui voglio bene. Due situazioni che finiranno per mandare all’aria tutti i progetti che avevo immaginato per quell’estate.
Mi ritrovo così a prendere la parte ruvida della gomma e a cancellare, una dopo l’altra, le pagine scritte con la penna della mia vita. A eliminare sogni, programmi e certezze per riscrivere tutto da capo.
Di lì a poco cambierò città. Cambierò vita. Cambierò direzione.
Eppure, proprio in quel periodo, la radio e la nostra amatissima MTV iniziano a trasmettere sempre più spesso un brano.
Sul video compare un ragazzo vestito di pelle, con i capelli colorati, il trucco, una boa di piume e un modo di stare sul palco che nel 2001 sembrava arrivare da un altro pianeta.
All’inizio, lo ammetto, non mi soffermo troppo sul testo. Mi colpiscono la sua personalità, le sue movenze, il suo modo di fregarsene del giudizio degli altri.
Poi, però, arriva anche il resto.
Arrivano le parole.
E quelle parole mi entrano dentro.
Da quel momento It Takes a Fool to Remain Sane diventa uno dei simboli della mia vita.
Molto prima che si iniziasse a parlare continuamente di inclusione, di libertà di essere sé stessi, di campagne contro i pregiudizi e di slogan motivazionali, The Ark aveva già scritto una canzone che parlava esattamente di tutto questo.
E basta comprendere le prime strofe per rendersene conto.
Che fine ha fatto quella razza piena di energia e originalità?
Una generazione persa nella frenesia.
La vita non avrebbe dovuto essere qualcosa di più di tutto questo?
Ditemi una cosa.
Non è incredibilmente attuale ancora oggi?
Viviamo rincorrendo il tempo, sempre di corsa, sempre impegnati, sempre connessi. E forse, proprio in questa corsa continua, abbiamo perso un po’ della nostra originalità e della nostra capacità di stupirci.
Poi arriva un’altra parte che adoro.
Con questo bacio cambierò la tua noia con la mia felicità.
Lascia andare la mia mano e finirà per scivolare sulla sabbia se non mi darai la possibilità di abbattere i muri dell’atteggiamento e della diffidenza.
Qui ritrovo un’artista che ha ancora voglia di emozionarsi. Qualcuno che non si rassegna all’apatia e che prova a trasformare la noia in qualcosa di vivo.
C’è anche un altro messaggio che mi piace tantissimo: i rapporti umani vanno costruiti. Bisogna avere il coraggio di abbattere quei muri fatti di diffidenza, orgoglio e paura.
Molto prima dei social, dei follower e dei like, erano le persone a fare davvero la differenza. E devono esserlo ancora oggi.
Poi arriva forse il passaggio che più mi rappresenta.
“Non ti chiedo nulla, nemmeno la tua gratitudine.
E se pensi che io sia ridicolo, non sarà certo questo a dispiacermi.
Hai tutto il diritto di ridere di me, e io, in cambio, ho l’opportunità di sentirmi coraggioso.”
Quanto coraggio serve per essere sé stessi?
Tantissimo.
Perché il rischio di essere giudicati è sempre dietro l’angolo.
Molte persone vivono condizionate dal parere degli altri. Anch’io ci sono passato, soprattutto proprio nel periodo in cui uscì questa canzone. Ogni tanto ci ricasco ma sono lontani i tempi in cui mi guidavano giudizi e tutto, se rispetto il prossimo che male faccio?
Poi arriva il ritornello.
Ci vuole un folle per rimanere sano di mente.
Oh, in questo mondo completamente ricoperto di vergogna.
Ogni volta che lo ascolto penso che sia una delle frasi più belle mai scritte in una canzone.
Quasi quasi me la tatuerei.
Perché credo davvero che ogni grande cambiamento della storia sia nato da qualcuno che, agli occhi degli altri, sembrava un folle.
Chi osa viene quasi sempre considerato strano. Poi, con il tempo, diventa un visionario. Gli altri restano sani ma a godere di visionari proprio grazie ai folli.
Ogni mattina la vedevo scendere dall’autobus.
Quell’immagine non è mai svanita, era come una fotografia dai mille colori,
rimasta impressa nella mia mente.
Per un paio d’anni mi ha aiutato a restare lucido,
mentre dissolgeva le mie paure
di diventare come gli altri,
che diventano madri infelici
e padri di figli infelici.
E perché succede?
Questa parte mi ha sempre fatto riflettere.
Perché dobbiamo diventare tutti uguali?
Perché crescere dovrebbe significare rinunciare a ciò che siamo?
Io non ho mai desiderato diventare “come gli altri”. Se questo significa sembrare un po’ folle, allora va benissimo così.
E infine arriva un’altra stoccata.
Perché hanno dimenticato come si gioca.
O forse hanno paura di provare vergogna,
di sembrare strani,
di sembrare pazzi,
di ingrassare,
di sembrare gay.
Quante persone, crescendo, hanno dimenticato come si gioca?
Quante hanno smesso di sperimentare, di osare, di mettersi in gioco?
A volte mi chiamano “giocherellone”.
E sapete una cosa?
Per me è un complimento.
Preferisco conservare quello stupore che avevo da bambino piuttosto che vivere cercando continuamente l’approvazione degli altri.
E sì, purtroppo ancora oggi tante persone hanno paura di sembrare diverse.
Negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti, ma credo che ci sia ancora tanta strada da percorrere.
E poi la canzone raggiunge il suo apice nella interezza del suo messaggio, che dietro un artista atipico, qualcuno ha il coraggio di dirci:
Portalo sul palco!
Sì, portalo sul palco con una giacca piena di colori.
Vivi il colpo di fortuna, il genio fuori dagli schemi, cammina con l’orgoglio di un pavone.
Smalto sulle unghie, boa di piume.
Taglio di capelli stravagante, tingi i capelli di rosso e blu acceso.
Questo è un invito a non nascondersi.
A salire sul proprio palco senza vergognarsi di ciò che si è.
A vivere senza chiedere il permesso di essere sé stessi.
Per questo continuerò sempre a ringraziare The Ark.
Per aver avuto il coraggio di pubblicare un brano del genere in un’epoca in cui un messaggio simile era molto meno comune di oggi.
E adesso lo chiedo a voi.
Fate parte di quelli che hanno il coraggio di mostrarsi per ciò che sono oppure di quelli che vivono ancora con la paura del giudizio?
Io, intanto, mentre scrivevo questo articolo, l’ho già ascoltata un paio di volte.
Ed è molto probabile che continuerò a farlo per tutta la giornata.
E voi?
La ricordavate questa canzone?
Vi lascio il link YouTube per fare play agevolmente:
Esiste un brano che vi dà forza, coraggio o che sentite rappresentarvi?
Raccontatemelo nei commenti.
Sono quei confronti che rendono speciale una community.
A presto,
Super Nerd Verse





