Il Giappone ha il nome di Takashi
I viaggi di Super Nerd Verse
Nei primi giorni di Maggio 2024, ho avuto la fortuna di visitare il Giappone e tra le tappe c’è stata Osaka.
Osaka, la città che non ti aspetti
Il termine
大阪 si legge Ōsaka (oo-sa-ka).
I kanji sono:
大 = grande
阪 = pendio, collina
Il significato più comune è quindi:
“La grande collina”.
Ma Osaka non è solo “la grande collina”: rappresenta molto di più. Ed io l’ho scoperto e potrei riassumerlo in 6 curiosità.
Sei curiosità su Osaka
1. La cucina del Giappone
A Osaka regna il motto kuidaore, ovvero “mangiare fino a rovinarsi”. È la capitale dello street food giapponese e qui sono nati due dei piatti più iconici del Paese: takoyaki e okonomiyaki.
2. Le insegne giganti di Dotonbori
La via più famosa della città è Dotonbori, celebre per le sue gigantesche insegne luminose, tra cui la più iconica è senza dubbio l’atleta della Glico, simbolo stesso di Osaka.
3. Il mistero di Billiken
A Shinsekai si trova Billiken, una curiosa mascotte americana nata nel 1908 e trasformata, nel tempo, in una vera e propria divinità portafortuna. La tradizione dice che sfregargli i piedi porti fortuna.
4. Il Castello di Osaka
Costruito nel 1583 da Toyotomi Hideyoshi, il Castello di Osaka è ancora oggi il simbolo storico della città e uno dei monumenti più affascinanti di tutto il Giappone.
5. La culla del Bunraku
Osaka è la patria del Bunraku, il celebre teatro tradizionale giapponese delle marionette, riconosciuto come una delle più raffinate forme d’arte del Paese.
6. Il Buddha di muschio
Nel tempio Hozen-ji si trova il famoso Buddha ricoperto di muschio. La tradizione invita i visitatori a versare dell’acqua sulla statua mentre esprimono un desiderio.
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Al di là delle curiosità e della bellezza del posto, non sapevo né potevo immaginare cosa Osaka avrebbe avuto in serbo per me e cosa avrei trovato. Anzi, dovrei dire incontrato.
Un incontro che mi ha dimostrato come, a volte, il ricordo più bello di un viaggio non sia un monumento... ma una persona.
Il Giappone ha il nome di Takashi
Al secondo giorno a Osaka siamo alla disperata ricerca di un ristorante sushi aperto oltre le 21
in città, infatti, la cucina chiude presto
Il nostro autista Uber, Takashi, ci lascia davanti a una via piena di piccoli locali in fila. Ne scegliamo uno invitante.
Nel pieno dell’allegria della serata,
tra uno chef eccezionale
e una proprietaria del ristorante super simpatica
accolti da questo clima unico e caloroso, arriva però il gelo: ho dimenticato lo zaino sull’Uber.
Dentro c’è tutto: portafoglio e passaporto.
Siamo in viaggio di nozze, in un Paese lontano e con pochissimi mezzi di comunicazione.
Dopo il panico e i tentativi a vuoto con l’assistenza telefonica di Uber, e dopo aver cercato invano un modo per contattare l’autista, accade l’inaspettato: vengo avvolto da una pace indescrivibile.
Decido di fare l’unica cosa possibile in quell’istante: vincere l’ansia e godermi comunque la serata.
Ichigo Ichie (一期一会).
Nel dizionario emotivo giapponese suona un po’ come un invito a rendere ogni momento unico.
E Ichigo Ichie sia.
Non ci crederete, ma poco dopo la porta si apre.
È Takashi, in affanno: ha girato uno a uno tutti i ristoranti della via pur di ritrovarci.
Gli offro da bere per gratitudine, ma rifiuta con un sorriso imbarazzato perché sta ancora lavorando.
Gli ripeto grazie, una, dieci, mille volte ma penso non ne sarebbero bastate milioni.
Ed è proprio per questo che, quando oggi mi domandano perché ho amato il Giappone, rispondo sempre allo stesso modo:
Lo amo perché il Giappone ha il nome di Takashi, il simbolo vivente di una cultura fatta di totale gentilezza, altruismo e profondo rispetto.
Grazie di avermi letto!
Ciao da Super Nerd Verse









