"Ho l’impressione di essere sotto anestesia morale" - una delle citazioni del libro di cui vi parlo oggi!!
I libri amati da Super Nerd Verse
Oggi ho deciso di parlarvi del romanzo-verità “L’avversario” di Emmanuel Carrère pubblicato da Adelphi Edizioni.
Ho scoperto questo libro casualmente, ero in macchina per un lungo viaggio in cui avrei percorso 1000 km e, tra le mie abitudini per ammazzare il tempo, invece di ascoltare musica avevo optato per podcast true crime, per l’esattezza Demoni Urbani di Francesco Migliaccio, selezionando un episodio a caso.
Il titolo della puntata in questione era “La grande menzogna” e narrava la follia di Jean-Claude Romand, di cui vi ho parlato in un altro articolo dedicato al True Crime. Capitò così proprio lì in quel momento che, nella narrazione magistrale di Migliaccio, venni a scoprire di uno scrittore francese, a me prima di allora totalmente sconosciuto, che aveva appunto dedicato un libro intitolato L’avversario.
( una breve parentesi: ora Carrere è diventato uno dei miei scrittori in assoluto preferiti, ho tutte le sue opere e recentemente ho avuto anche la fortuna di incontrarlo a Milano all’uscita del suo ultimo romanzo).
Tornando al libro, la particolarità non sta tanto nella storia perché basterebbe leggere un articolo , ascoltare un podcast e documentarsi.
Il vero interesse scaturisce dalle domande che nascono secondo me dentro tutti gli amanti del true crime. Ci si interroga in primis sulle motivazioni per cui la mente umana finisca talmente fuori controllo da spingere certe personalità verso queste azioni indefinibili in maniera comprensibile, la chiamiamo psicopatia, crudeltà e follia ma mi chiedo se siano sufficienti questi termini a farci comprendere cosa scatti nella mente umana, in particolare è proprio la mente il fulcro che mi affascina e da qui un filo conduttore che spiega della mia passione (forse) è come se true crime = serial killer = mente umana = fascino e interesse.
Emanuel Carrere quindi è mosso dagli stessi motivi, vuole conoscere la personalità e il movente di questo assassino Jean Claude Romand, sperando di identificare cosa non abbia funzionato in lui, cosa non ha evitato l’inevitabile.
Il libro è narrato dal punto di vista di Carrère, che intraprende un rapporto epistolare con Romand e raccoglie le testimonianze degli amici intimi della
famiglia dell’assassino, tra cui Luc Ladmiral.
Carrère attraverso il processo e le testimonianze ricostruisce l’accaduto e continua a domandarsi quesiti che forse non avranno mai risposta.
Potrei stare a scrivere tutto di questo libro, spiegarvi perfino la struttura dei capitoli e alcuni momenti di esso, ma ovviamente non voglio rovinare la sorpresa a chi deve ancora conoscere, sfogliare, leggere questo libro e autore.
Perché mi è piaciuto quindi?
Per tutti i motivi di cui sopra, credo che questi argomenti funzionino da esca per me.
Mi affascina sempre l’inspiegabile.
E chi potrà mai spiegare cosa provava Jean Claude, questo umano disumano ?
Credo nè lui e nemmeno Carrere.
Ecco alcune frasi del romanzo che mi hanno decisamente colpito:
«Non sono mai stato così libero, la mia vita non è mai stata così bella. Sono un assassino. La mia immagine agli occhi della società è la peggiore che possa esistere, ma è più facile da sopportare che i miei vent’anni di menzogne.»
«La gente non sa cosa sia la pazzia. È terribile. È la cosa più terribile che ci sia al mondo.»
Grazie di avermi letto,
Super Nerd Verse




