Georgie: il cartone che ricordavamo… raccontava davvero la storia giusta?
I fumetti nel Super Nerd Verse
La la la laaaaaaa… e la nostra mente, senza alcuna fatica, rivede dei capelli biondi, occhi verdi e un fiocco rosso in testa.
I ricordi ci portano nell’Australia dell’Ottocento: prati sconfinati, koala e una bionda bambina che corre spensierata verso il suo futuro da adulta, del tutto ignara di quello che gli anni a venire le faranno provare.
Georgie, come prodotto, dimostra già basi e pensieri adulti, in netto contrasto con quello che la TV dell’epoca aveva mostrato fino alle sue prime messe in onda, anche rispetto ad altri cartoni. Inizia come una storia di famiglia, ma ben presto ci troviamo davanti a un triangolo sentimentale capace di emozionare intere generazioni.
A un certo punto, però, qualcosa stride: non per uno scandalo in sé, ma per la stranezza di vedere due fratelli incatenati dalla stessa donna. Sappiamo che non stanno facendo niente di male — non c’è consanguineità, il contesto è chiaro — eppure il loro modo di porsi nei suoi confronti e le loro attitudini ancora fraterne mi hanno lasciato per un po’ confuso. Perché se è vero che non può trattarsi di un vero incesto, dato che Georgie non è la loro vera sorella, mi stranisce l’idea che basti il non condividere lo stesso sangue per rendersi automaticamente “immuni” alla percezione di un legame fraterno.
Provo a spiegarmi meglio calando la situazione nel mio vissuto. Io ho una sorella, una bellissima sorella di cui molti ragazzi attorno a me si sono sempre innamorati: succedeva a scuola, succede oggi al lavoro, succede quando siamo insieme. Come è ovvio, questo non potrebbe mai farmela vedere con malizia, né con gli stessi occhi con cui guarderei altre donne. Eppure mi chiedo: se domani scoprissi che non siamo figli degli stessi genitori, svilupperei davvero dei sentimenti romantici solo perché ora “leciti”? Non è una critica all’anime — anzi, è uno dei miei preferiti, ne ho perfino la collezione in DVD — ma è un fatto che, nonostante l’evoluzione dei sentimenti, quello status di fratello resta percepibile fino alla fine. Nel manga, invece, questa sensazione di “fratellanza” è meno accentuata: a mettere distanza tra tutti è la rottura definitiva da cui non c’è ritorno, se non attraverso una vera e propria competizione “spietata,“ufficiale” e “nota a tutti” tra fratelli per la donna che amano.
Ma proviamo a lasciare da parte il vissuto personale e a guardare cosa è successo davvero tra le pagine del manga, perché riguardandola oggi ci si accorge che quella vista in TV era soltanto una parte del racconto.
Una storia diversa da quella che ricordiamo
L’anime che abbiamo conosciuto sul piccolo schermo non racconta esattamente la stessa storia del manga originale di Mann Izawa e Yumiko Igarashi. Pur mantenendone l’atmosfera e i personaggi principali, sceglie di alleggerire alcune situazioni, modificare determinati eventi e interrompersi prima del vero epilogo. Il risultato è un’opera che conserva intatto il suo fascino, ma che offre una visione decisamente diversa rispetto a quella immaginata dagli autori.
All’inizio Georgie sembra vivere quasi in una favola. Viene trovata ancora in fasce accanto a un misterioso bracciale e cresce nella famiglia Buttman insieme ai fratelli Abel e Arthur. La vita tra le campagne australiane sembra serena, ma ben presto emergono segreti destinati a cambiare ogni equilibrio. La ricerca delle proprie origini diventa il vero cuore della storia, trasformando Georgie da semplice protagonista romantica a giovane donna costretta a confrontarsi con il proprio passato e con un futuro pieno di ostacoli.
È proprio qui che il manga mostra tutta la sua profondità. I rapporti tra i personaggi risultano più complessi, alcuni temi vengono affrontati con maggior coraggio, e diversi momenti assumono un’intensità emotiva che nell’anime è stata inevitabilmente attenuata. Non si tratta semplicemente di qualche scena tagliata: cambia il tono complessivo dell’opera, rendendola più matura e, per certi aspetti, molto più dolorosa.
L’aspetto che sorprende maggiormente riguarda però il finale. Molti di noi sono convinti di conoscere perfettamente come finisca Georgie, ma in realtà ricordano soltanto la conclusione dell’adattamento televisivo. Il manga prosegue oltre, sviluppando eventi fondamentali e offrendo un epilogo differente, che cambia il destino di alcuni personaggi e dona un significato completamente nuovo all’intera vicenda. È uno di quei casi in cui leggere l’opera originale permette davvero di riscoprire una storia che pensavamo di conoscere a memoria.
ATTENZIONE SPOILER: Se non vuoi anticipazioni perché vuoi recuperare il manga, salta il prossimo paragrafo.
Le differenze principali (spoiler)
L’infanzia: È raccontata in modo completamente diverso. Nell’anime i primi episodi sono quasi tutti dedicati all’infanzia di Georgie in Australia — il rapporto con Eric, i giochi con Abel e Arthur, tanti momenti e pezzi di vita. Nel manga questa parte è ridotta a pochissime pagine e la storia parte quasi subito con una Georgie già adolescente.
Irwin e Arthur: C’è poi una differenza che pochi ricordano. Nel manga è Irwin ad avere un attaccamento quasi ossessivo verso Arthur, al punto da “rapirlo” per tenerlo con sé; nell’anime questo elemento viene addolcito e il ruolo spostato sulla sorellina, eliminando l’ambiguità del personaggio.
Abel e Georgie: Nel manga, Georgie capisce di amare davvero Abel: i due vivono una relazione vera, fanno l’amore e Georgie rimane incinta di Abel Jr. Nell’anime tutto questo viene eliminato, e il loro rapporto resta molto più trattenuto e platonico.
Il destino di Abel: Nel manga viene condannato a morte dopo gli eventi legati ai Dangering e muore tra le braccia di Georgie; nell’anime sopravvive e torna in Australia insieme agli altri due protagonisti.
Il destino di Arthur: Dopo la prigionia, nel manga tenta il suicidio gettandosi nel Tamigi a causa del trauma e della dipendenza dalle droghe. Tutti lo credono morto, ma in realtà viene salvato e ritroverà la serenità solo alla fine, in Australia. Nell’anime questa parte viene completamente modificata e Arthur viene liberato senza passare da quel tragico epilogo.
Il finale: Di conseguenza è deeply diverso, così come il destino di Georgie. Nel manga Georgie, Abel Jr. e Arthur tornano insieme in Australia: un epilogo malinconico ma anche pieno di speranza. Nell’anime rientrano tutti e tre i ragazzi insieme, con Abel vivo e senza alcun bambino.
I temi trattati: Come si può evincere dalle differenze sopra, cambiano anche i temi affrontati. Il manga tratta in modo molto più esplicito argomenti come la sessualità, la violenza, gli abusi, la dipendenza e il tabù del rapporto sentimentale tra fratelli adottivi. L’anime attenua o elimina gran parte di questi elementi, soprattutto nell’edizione televisiva italiana, che fu ulteriormente censurata.
Lowell: Infine, anche il suo ruolo cambia sensibilmente. Nell’anime resta il grande amore romantico di Georgie fino alla sofferta rinuncia finale. Nel manga, invece, diventa progressivamente una figura marginale, e il vero fulcro emotivo della conclusione si sposta sul legame con Abel.
Il manga in Italia
È stato possibile leggere il manga in Italia, e lo è ancora (anche se forse con un po’ di difficoltà), grazie alle varie edizioni uscite nel tempo:
Io ho la seconda edizione in 7 volumi della Star Comics, letta alla fine degli anni ‘90, ed è lì che ho scoperto le notevoli differenze tra anime e manga. Recentemente ho comprato anche la versione Omnibus (un bel “mattone”) di Ishi Publishing, più per collezionismo che per altro e per rileggerlo tutto in una volta: è molto bella, anche se un po’ scomoda da maneggiare!
Perché continua a emozionarci
Io devo dirvi che Georgie ha un posto speciale nel mio cuore perché mi riporta alla mia infanzia, quando vivevo le estati piene e spensierate a fine scuola, nel paesino d’origine dei miei genitori. In particolare ero sempre con la mia cuginetta, anima gemella del cuore: eravamo inseparabili e ci buttavamo insieme in queste storie drammatiche e tragiche come un appuntamento fisso quotidiano. Bevevamo la “granita al caffè”, come la chiamavamo noi, riparandoci dal caldo torrido con un ventilatore e un divano comodo nel salone di casa dei nonni.
Georgie, quindi, non è soltanto un anime o un manga: è ciò che tiene vivi i miei ricordi prima che sbiadiscano, un po’ come la sensazione che provo non appena parte la sua storica sigla.
Forse è anche per questo che Georgie continua a emozionare dopo oltre quarant’anni. Non è soltanto nostalgia. È una storia che parla di identità, famiglia, amore, sacrificio e della continua ricerca del proprio posto nel mondo. Temi che rimangono attuali ancora oggi e che riescono a coinvolgere tanto chi l’ha vista da bambino quanto chi decide di riscoprirla per la prima volta.
Rivedere Georgie con gli occhi di un adulto significa accorgersi che, dietro quello che sembrava un semplice cartone animato, si nascondeva un’opera sorprendentemente profonda. Ed è forse proprio questa la forza dei grandi classici: accompagnarci durante l’infanzia e, molti anni dopo, riuscire ancora a raccontarci qualcosa di nuovo.
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